DOSSIER SPECIALE: LE MONETE CHE FINANZIARONO CRISTOFORO COLOMBO | 2

Anche i maravedi, come tutte le monete di questo mondo, subiscono una lenta ma progressiva svalutazione: sono coniati prima in argento, poi in mistura e infine in rame. Sotto Ferdinando II (1474-1516) i maravedi sono in lega d’argento al taglio di 96 per marco. Il fiorino di Firenze e il ducato di Venezia si cambiano con 240 maravedi d’argento. Dal 1474 Isabella I di Castiglia conia i maravedi in mistura, detti di “vellon”, pari alla 34esima parte del reale, mentre il maravedi “de plata”, ossia d’argento, vale il doppio. Sotto Ferdinando e Isabella (1476-1516) si coniano anche i multipli in rame da 4 e 2 maravedi con la torre di Castiglia e il leone d’Aragona, e poi i nominali da 8 e 16.004

Queste monete si svalutano talmente che ai tempi di Colombo ci vogliono 400 maravedi per un ducato o un fiorino d’oro. Ma certamente non è con queste che viene finanziata la spedizione di Colombo e nemmeno con le monete coniate con l’argento estratto dalle miniere di Cartagena e di Almadén: i “reales de plata” (d’argento), coniati per la prima volta al valore di 34 maravedi e al peso di grammi 3,5 in Castiglia da Pietro I il crudele (1350-1368), con il doppio la metà e il quarto. Al tempo di Ferdinando ed Isabella recano lo stemma inquartato al dritto e al rovescio un giogo, emblema del re, e un fascio di frecce, emblema della regina. Ci sono poi i “blancos” in lega di rame, stagno e argento, per la cui coniazione molti stranieri – soprattutto genovesi – hanno ottenuto l’appalto delle zecche (Enrico IV dal 1454 al 1474 ha concesso ben 150 permessi).