EDITORIALE: VERONAFIL E BOLAFFI, UN DIVORZIO SU CUI RIFLETTERE

documents-button(di Roberto Ganganelli) | La notizia è arrivata pochi giorni fa attraverso le pagine del numero di luglio-agosto de “Il collezionista”, storica rivista di filatelia e filografia edita da Bolaffi. Nello spazio dedicato a “La cattiva notizia” – e già il titolo parla da sé – l’amministratore delegato del gruppo Giulio Filippo Bolaffi ha infatti annunciato che, per la prima volta dopo decenni, nell’edizione numero 125 di Veronafil che si terrà il prossimo novembre l’azienda torinese non sarà presente. “Noi a Veronafil non ci saremo più” ha addirittura dichiarato l’ad Bolaffi e la clamorosa decisione, alla luce delle riflessioni espresse nell’articolo, appare senza dubbio motivata. La manifestazione veronese, infatti, pur rimanendo per dimensione e numero di visitatori la più importante d’Italia e una delle più grandi d’Europa – tanto da attirare collezionisti dall’area tedesca, dalla Russia e da altri paesi – ha infatti subito negli ultimi anni un progressivo degrado in termini di efficienza dell’organizzazione, qualità generale degli spazi espositivi, livello degli allestimenti e sicurezza senza contare l’eccessiva disinvoltura con cui i gestori hanno dato spazio ad operatori non professionali e improvvisati, oltre che a settori merceologici troppo eterogenei (cosa c’entra, solo per fare un esempio, la lavanda del Lago di Garda con la filatelia e la numismatica?) la cui presenza non giova a nessuno, né ai collezionisti né, tanto meno, ai numerosi professionisti del settore che operano con serietà, nel rispetto delle normative e della clientela.

Veronafil è diventato una sorta di enorme accampamento nel quale chiunque arriva e se ne va quando meglio crede: già il sabato pomeriggio, ad esempio, molti commercianti iniziano a smobilitare e se ne tornano a casa (e c’è da capirli) mentre la domenica – che pure prevedrebbe un orario di apertura dalle 9 alle 13 – i padiglioni si trasformano in un “deserto dei tartari” nel quale pochi, disorientati visitatori – soprattutto famiglie e curiosi – si aggirano tra stand semivuoti che, di certo, non danno del collezionismo un’immagine attraente.

Ripensare gli spazi, gli orari, l’immagine complessiva e l’offerta di Veronafil è diventato dunque sia per l’Associazione Filatelica e Numismatica “Scaligera” che per Veronafiere – che pure fornisce soltanto “il contenitore – un obbligo imprescindibile: in un’epoca in cui le fiere legate al lifestyle si presentano, infatti, sempre più belle e attraenti – da quelle dell’arredamento a quelle della gioielleria o dell’arte – anche monete e francobolli, che sono testimonianze di storia e d’arte, esempi di bellezza e oggetti di investimento meritano spazi adeguati che li valorizzino al meglio, favorendo al tempo stesso il lavoro delle aziende, piccole o grandi non fa differenza, che rendono vivo e vitale il settore in Italia.

Nel suo articolo Giulio Filippo Bolaffi sottolinea come Veronafil abbia sempre avuto la capacità di “attirare un pubblico folto, fatto sia da grandi sia da piccoli collezionisti, con budget importanti da spendere o piccoli risparmi da gestire” e come “ancora oggi ci sia spazio per una manifestazione dedicata al collezionismo tout court, senza nessuna esclusione” confidando nella capacità di Veronafiere di porre rimedio alla situazione. Anche perché, per esperienza personale e avendo vissuto – dietro il bancone di uno stand e tra gli operatori del settore – tutte le Veronafil degli ultimi quindici anni, la decisione presa dall’azienda torinese non appare isolata: altri professionisti, sia nel settore dei dentelli che della moneta, hanno infatti cancellato Verona dai propri impegni, preferendo altre forme di visibilità e di contatto con i clienti.

Il problema, va detto in conclusione, non è solo del salone veneto – anche i piccoli convegni di provincia fanno acqua da tutte le parti – ma è di Veronafil in particolare perché il nostro settore non può prescindere, almeno in un paio di occasioni l’anno, dalla presenza di uno scenario di proiezione verso il mondo esterno che dia lustro alla tradizione italiana del collezionismo e favorisca quella dimensione umana – di incontro, scambio, confronto – che rende monete e francobolli, cartoline e medaglie un aspetto piacevole (e a suo modo essenziale) nella vita di ogni appassionato.