EDITORIALE: MONETE, RELIGIONI E LIBERTA’

documents-button(di Roberto Ganganelli) | La settimana appena trascorsa ha catalizzato l’attenzione globale su Parigi e sulla Francia, a causa dei tre giorni di terrore vissuti nella capitale transalpina. I morti della redazione di “Charlie Hebdo”, quelli del supermercato kosher di Porte de Vincennes, gli assalti delle teste di cuoio e la caccia ai terroristi hanno poi lasciato spazio, nella giornata di domenica, ad una grande manifestazione in cui leader politici di tutto il mondo si sono uniti alla gente comune per dar vita a quello che un quotidiano ha efficacemente definito, nel suo titolo di apertura di oggi, 12 gennaio 2015, un “oceano pacifico” che dalle vie di Parigi si è esteso, grazie ai media e ai social network, in tutto il mondo. Prescindendo da ogni giudizio sui contenuti del settimanale “Charlie Hebdo” – che alcuni considerano “campione del diritto di satira”, altri “eccessivo”, altri ancora, come si è visto, “blasfemo” e meritevole di essere cancellato dal mondo – resta il fatto che il diritto fondamentale alla liberà di espressione, uno dei diritti primari dell’uomo, è stato messo in pericolo, attaccato con violenza e con sacrificio di vite umane, senza contare il timore suscitato in centinaia di milioni di persone e che solo in parte, le manifestazioni di questi giorni, hanno mitigato a favore di una nuova speranza.

Quanto accaduto non può non lasciare indifferenti e, se ad altri spettano le valutazioni strategiche e le analisi geopolitiche dei recenti eventi, l’indagine sulle loro origini e sulle possibili conseguenze, “Il giornale della numismatica” può tentate per lo meno una riflessione prendendo spunto dalle recenti notizie secondo cui il Califfato Islamico – autodichiarata entità sovranazionale con base tra Siria ed Iraq, e alla quale si ispirano gruppi di terroristi fondamentalisti – avrebbe iniziato da qualche mese a coniare monete e a stampare banconote a proprio nome, ovviamente con simboli, raffigurazioni e messaggi in linea con la strategia messa in atto, in giro per il mondo, con attentati e dimostrazioni violente. Nel XXI secolo, dunque, il denaro si conferma ancora una volta come una formidabile arma di propaganda e un potente veicolo di comunicazione, efficace quanto un sito web o un video virale postato in rete, specie tra quelle fasce di popolazione mondiale nelle quali povertà e carenza di istruzione creano terreno fertile per quel pericoloso binomio che lega in modo vincolante e deviante la fede religiosa – quale che sia – e il concetto di nazione, facendo del credo il parametro principale col quale stabilire una gerarchia tra gli esseri umani e i loro diritti.

Con le monete e le banconote, oggi come nel mondo antico e nel Medioevo, chi detiene il potere è dunque in grado di affermare la propria identità, comunicare valori e farlo sotto le insegne dell’unità e dell’integrazione (come l’Unione Europea, con le monete che abbinano facce comuni e simboli nazionali) oppure sotto le bandiere dell’odio e dell’intolleranza. Affinché quelle bandiere non sventolino mai nei cieli d’Europa dobbiamo impegnarci tutti; affinché le libertà – di fede come di espressione, di pacifica convivenza come di legittima conservazione della propria identità culturale – non abbiano a cedere di fronte alla violenza di pochi. Per questo, pubblichiamo una moneta che è sì “di fantasia”, ma che sarebbe bello veder emessa dalla zecca di Francia o, meglio ancora, da tutte le nazioni di Eurolandia: si tratta di una 2 euro che il grafico e designer Fabrizio Annovi (accedi qui al sito) ha ideato e ci ha concesso di pubblicare componendo una girandola di matite ed un volo di gabbiani, sotto il motto “vive la liberté d’expression europeénee”. Una “instan coin” che riflette i sentimenti di questi giorni, una moneta sì virtuale ed immateriale, ma quanto mai concreta e significativa nel suo messaggio, per non dimenticare le vittime degli attentati di Parigi e i valori che stanno alla base della civiltà europea, della democrazia, della convivenza pacifica tra popoli, culture, religioni.

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