IL MISTERO DELLE MONETE “SANGUINATE” DI MONZA

documents-button(di Daniele Ripamonti) | Nel famoso Tesoro di san Giovanni Battista del Duomo di Monza, che vanta la celeberrima Corona Ferrea, erano conservate alcune particolari monete, per la precisione degli scudi d’oro del sole “sanguinati” – secondo una leggenda – dal sangue del Battista. La tradizione vuole che quegli scudi furono coniati con l’oro di alcuni oggetti sacri sottratti al Tesoro del Duomo al tempo dell’ultimo duca di Milano, Francesco II Sforza, nel 1531. Macchiandoli miracolosamente del proprio sangue, Giovanni Battista volle così condannare il furto annullando il valore di quelle monete ed impedendone la circolazione. La vicenda ebbe inizio nel 1530 quando l’Imperatore Carlo V restituì il ducato di Milano al legittimo discendente Francesco II Sforza imponendogli però l’obbligo di pagare una tassa, di 900 mila scudi d’oro, per le spese sostenute dagli imperiali nelle guerre d’Italia contro i francesi di Francesco I Angoulême.Lo Sforza, non potendo pagare tale somma di danaro, decise di ripartirla sulla città di Milano, sui borghi e sulle terre del ducato. Monza fu perciò tassata con 100 mila lire imperiali. Trovandosi però la comunità di Monza in forte disagio economico sia per i lunghi anni di guerra tra sforzeschi, imperiali e francesi nella contesa dell’importante città brianzola che per i saccheggi in tali occasioni sofferti, e per la peste appena terminata, fu stabilito di prendere le cose più preziose del Tesoro del Duomo di San Giovanni Battista e far battere monete, con le quali pagare la tassa. Le monete battute furono degli scudi d’oro del sole.

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002Reggimonete contenente gli scudi d’oro del sole di Francesco II Sforza “sanguinati” con autografo di san Carlo Borromeo. Tesoro del Duomo di Milano, Sagrestia meridionale (source: author)

Nel 1578 l’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo si recò in visita pastorale a Monza; egli nel visitare il Tesoro del Duomo trovò esposte due monete d’oro che secondo una leggenda sanguinarono con il sangue di Giovanni Battista perché coniate con oggetti sacri. Il Borromeo, attento a far osservare i decreti post tridentini ed in contrasto con la comunità monzese contraria all’adozione del rito ambrosiano, decise di prelevare le due monete dal Tesoro e di portarle a Milano riponendole in una sacrestia del Duomo dove sono tuttora conservate. Esiste però una terza moneta, anch’essa, secondo la tradizione, “sanguinata” su volere di san Giovanni Battista e attualmente custodita nel Duomo di Monza. Come è stato appurato da alcuni studi l’esemplare si è però rivelato un falso storico seicentesco, coniato secondo le fonti nel 1688 da un privato cittadino ad imitazione degli scudi d’oro del sole “sanguinati” del 1530. Si scopre dunque che l’esemplare di Monza venne creato ad arte per essere donato al clero locale al fine di propiziarsi i maggiori componenti. Inoltre, le fonti affermano che alcuni anni dopo la coniazione di queste monete la comunità di Monza decise di donare un grosso vaso d’oro gemmato al Tesoro per sopperire alla spoliazione dei sacri ori di San Giovanni Battista. Il vaso purtroppo andò perduto a causa delle spoliazioni avvenute nel 1796 durante la campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte.

003Falso scudo d’oro del sole di Francesco II Sforza conservato nella Basilica di san Giovanni Battista a Monza e scudo d’oro del sole della zecca di Milano della collezione Pietro Verri


I due scudi d’oro del sole “sanguinati” di Milano sono attualmente conservati in un reliquiario d’argento a due bracci, dentro una custodia ricamata con cappello cardinalizio su fondo in velluto rosso, il tutto incorniciato in legno nero e corredato sul fondo da una pergamena autografa di san Carlo Borromeo recante la scritta: “Sanguinati doi d’oro trouati nel Tesoro di Monza”. Le due monete non presentano tracce di sangue, hanno un peso di 3,40 grammi,un diametro di 26,1 millimetri per un titolo aureo di circa 920 millesimi.Sul dritto è posto lo stemma sforzesco inquartato con l’aquila imperiale e la biscia viscontea, sormontato dalla corona ducale da cui escono rami di palma e di olivo, ai lati dello stemma ci sono le iniziali FR II. La legenda inizia con un piccolo sole e segue con: D/ DVX MEDIOLANI ETC. Sul rovescio vi è una croce ornata alle estremità da quattro corone ducali da cui escono rami di palma e di olivo, la legenda reca: R/ SALVS ET VITORIA NOSTRA. Il falso scudo d’oro del sole donato al Tesoro di san Giovanni Battista nel 1688 è invece custodito nella cassaforte del Duomo di Monza dal 1990. Identico ai due esemplari di Milano, mostra solo una variante nella legenda sul retro: VICTORIA anziché VITORIA.