PICCOLA STORIA DI UNA GRANDE MONETA PAPALE: LA PIASTRA | 1

Il testone venne battuto anche nelle zecche pontificie; Saverio Scilla, nella sua opera sulle monete pontificie antiche e moderne così scriveva a proposito dell’introduzione di questo nominale: “La prima fra le monete da due giulj che in oggi passano per testoni calanti è di Sisto IV, dell’anno 1471. Il detto Pontefice vi fece imprimere il suo ritratto e l’arme” (fig. 7). Per la prima volta il ritratto del papa compariva su una moneta. Essa era opera di Emiliano Orfini da Foligno, uomo d’affari e valido incisore, che aveva ricevuto l’appalto della zecca di Roma da Pio II, dopo aver riorganizzato le zecche di Perugia e Foligno.

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Figura 7 (source: Biblioteca Apostolica Vaticana)

L’inizio della coniazione di monete d’argento molto grandi, però, si deve all’arciduca Sigismondo del Tirolo, che, grazie allo sfruttamento della miniera di Schwaz, nel 1486 coniò il guldiner, una moneta d’argento del peso di g 31,9 e del diametro di circa mm 41. Esso reca, al dritto, l’arciduca Sigismondo armato e stante, con corona e scettro; tutt’intorno la legenda SIGISMVNDVS ARCHIDVX AVSTRIE, Sul lato opposto, un cavaliere al galoppo, che regge lo stendardo, inserito all’interno di una cornice formata dalle armi delle province austriache; in basso, sotto il cavallo la data del 1486. La coniatura di questa moneta, il cui valore corrispondeva a quello di un gulden d’oro, si diffuse nelle varie zecche europee, dalla Spagna all’Ungheria. In Boemia, nel 1520, i conti di Schlinck emisero una moneta d’argento di massimo modulo del peso di g 28,50: si tratta del cosiddetto Joachimstaler, da cui derivò la parola tallero, che prendeva il nome dalla Joachimsthal, la valle di san Gioacchino dove sorgeva la miniera che fu sfruttata dai suddetti conti. Tale nominale presenta, al dritto, san Gioacchino stante, ai cui lati le lettere S I (le iniziali del santo) e l’indicazione dell’anno. In basso, lo scudo araldico e intorno AR: DOM: SLI: STE: E 7: FRA:COM: D: BA; al rovescio, il leone di Boemia circondato dalla legenda LVDOVICVS PRIM D: GRACIA REX BO. Il tallero sarà una delle monete più famose d’Europa e dal suo nome deriverà l’altrettanto famoso nome “dollaro”.

Nel frattempo, la scoperta di importanti giacimenti d’argento, soprattutto a Potosì, oggi in Bolivia, e in altre zone del Messico pose le basi per un significativo sviluppo della produzione nell’America Latina di questo metallo che, inondando letteralmente l’Europa, avviò profondi cambiamenti nella produzione monetaria del vecchio Continente, soprattutto della Spagna. Con l’argento delle miniere del Perù e del Messico in un primo momento si decise di coniare in Spagna le monete da destinarsi alle colonie dove era in vigore ancora il baratto. Qui, la moneta principale, di stampo ancora medievale, era il real del peso di g 3,4, nata ai tempi di Pedro I (1350-1369) di cui venivano realizzati sottomultipli, ma non multipli.

In seguito fu aperta una zecca a città del Messico, nella quale, a partire dal 1535, venne battuto solo l’argento; sempre a partire da tale data furono creati i multipli del real e in particolare venne introdotto il pezzo da 8 reali. Nonostante l’ordinanza ne prevedesse la realizzazione, quest’ultimo nominale venne creato solo dopo il 1537. Esso pesava g 27 con un contenuto di fino di g 25,5 e il diametro era di mm 40 circa, con un spessore di ben 3 millimetri. Si trattava di monete tagliate male e non proprio belle a vedersi e per questa loro forma singolare vennero chiamati comunemente maltagliati. Queste monete, che dal punto di vista ponderale corrispondevano grossomodo al tallero, al di fuori della Spagna furono chiamate piastre oppure ducatoni. 

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