PAROLE E MONETE: “DE MANV LEONIS”

documents-button(di Roberto Ganganelli) | La moneta italiana che presentiamo in questo articolo – prendendo a pretesto la citazione latina che appare sul suo rovescio – è una rara e bella emissione a nome di Alfonso I d’Este (1505-1534), duca di Ferrara, battuta su conii di Giannantonio da Foligno nel 1522. Si tratta di una mezza lira (o da 10 soldi) coniata senza data, in argento, per un peso di poco superiore ai 5 grammi. Al dritto, lungo il contorno, ALFONSVS DVX FERRARIAE III con busto corazzato a sinistra; al rovescio, per l’appunto, la criptica legenda DE | MANV LEONIS, con nel campo un pastore che sottrae una pecora dalle fauci di un leone. Il Ducato di Ferrara ebbe origine nel 1471 quando a Borso d’Este, che era già duca di Modena e Reggio, ottenne tale titolo da papa Paolo II; lo Stato padano, in seguito, si ampliò verso Cento, il Polesine di Rovigo e Comacchio; anche Lugo di Romagna e i territori circostanti entrarono quindi sotto i domini degli Este, come pure Castelnuovo Garfagnana e i suoi territori e, infine, la stessa sorte toccò ad ampie aree dell’Appennino reggiano.

Un minaccioso, sebbene benedicente, papa Leone X scolpito da Baccio Bandinelli per il Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze (source: web)


I rapporti tra gli Este e i pontefici, tuttavia, non furono quasi mai all’insegna dell’armonia: già Giulio II Della Rovere aveva in animo – e ci riuscì “manu militari” – di recuperare alla Chiesa, infatti, sia Ferrara che Modena e Reggio e solo la morte del pontefice salvò il Ducato dall’annessione agli Stati Pontifici. Anche con Leone X Medici le cose non andarono meglio: alleatosi con Carlo V, il papa decretò la fine del dominio estense marciando contro Alfonso e le sue esigue armate. La fortuna, tuttavia, si rivelò dalla parte degli Este dal momento che il 1° dicembre 1521 Leone X morì all’improvviso (all’epoca, si disse, in odor di avvelenamento) e Alfonso riuscì ad accordarsi con Carlo V salvando il Ducato. Anche Modena e Reggio tornarono al duca, poco dopo, sebbene dietro un esborso di 100 mila ducati pattuito con Clemente VII, successore di papa Medici.

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La mezza lira ferrarese celebrativa dello scampato pericolo: al rovescio il pastore che salva l’agnello dalle fauci del leone (source: Numismatica Ars Classica)


Un Leone quanto mai famelico nei confronti degli Este, un leone che in pochi bocconi si sarebbe potuto inghiottire il Ducato di Ferrara e le fortune del casato. Fu proprio per celebrare lo scampato pericolo e rendere grazie a Dio che Alfonso I fece coniare la moneta protagonista di queste righe paragonando quanto appena accaduto all’episodio biblico – tratto dal “Primo libro di Samuele” (17, 37) – in cui re David si offre per combattere contro il filisteo e afferma: “Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle unghie dell’orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo. Saul rispose a Davide: Ebbene và e il Signore sia con te” (“Et ait David: Dominus qui eripuit me de manu leonis, et de manu ursi, ipse me liberabit de manu Philisthaei hujus. Dixit autem Saul ad David: Vade, et Dominus tecum sit”).

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Il Castello Estense di Ferrara in un dipinto di anonimo autore del XIX secolo (source: archive)


Quelle “unghie del leone” nell’attuale versione della “Bibbia” in lingua italiana ad altro non corrispondono se non alla legenda DE MANV LEONIS riportata sulla mezza lira estense e il leone – di nome e di fatto – è quel papa Medici che tentava di fagocitare il Ducato ferrarese se il destino – e un’abile mossa diplomatica del duca Alfonso  – non fossero riusciti a strapparlo dalle sue grinfie come un agnello indifeso. Una scena biblica resa con forte senso plastico e di movimento dall’incisore Giannantonio da Foligno che, al dritto, rese ovviamente onore al duca con un marziale busto corazzato e barbuto, a riaffermarne il potere e la salda posizione sul trono di Ferrara.