IL GROSSO DA 7 SOLDI: UNA “COMMEMORATIVA”
PER LA VITTORIA SENESE A PORTA CAMOLLIA? 

(a cura della redazione) | Si legge a p. 55 del catalogo dell’asta numismatica Pandolfini del prossimo 28 novembre, come descrizione del lotto numero 90: “Grosso da 7 soldi II serie (Capitoli del 9 dicembre 1507). Ag gr. 1,42 D/ + SENA • VETVS • CIVITAS • VIRGNIS grande S fog liata alle cui estremità pendono due grappoli d’uva R/ balzana ALPHA • ET • W • PRINCI • ET • FINIS Croce fogliata. MIR 537 (tipologia non censita nel CNI e Promis). Della massima rarità BB/SPL”.

Di questa tipologia – annotano gli estensori del catalogo – sono noti pochissimi esemplari. La presenza dei grappoli d’uva, proprio alle estremità fogliate della lettera S, rappresenta un ‘unicum’ iconico della serie repubblicana senese. Il significato metaforico dell’uva, spesso associato in letteratura alla prosperità e alla celebrazione di un evento favorevole, ci suggerisce una plausibile interpretazione ‘storica’ dell’origine dell’emissione di questa rara moneta.

La vittoriosa battaglia di Porta Camollia, uno dei momenti più fulgidi nella storia dell’autonomia della Repubblica di Siena (source: web)


Infatti nell’estate del 1526, il 25 luglio giorno di San Giacomo, i senesi riportarono una straordinaria vittoria contro l’esercito mediceo-pontificio nella battaglia di Porta Camollia, presso le mura a nord di Siena, che fu molto celebrata dai cittadini stessi per le modalità con cui fu valorosamente condotta. La vittoria senese fu talmente clamorosa che Francesco Vettori, mediceo e consigliere di papa Clemente VII, ne scrisse sconvolto a Niccolò Macchiavelli‘Voi sapete che io mal volentieri mi accordo a creder cosa alcuna soprannaturale; ma questa volta mi pare stata tanto straordinaria, non voglio dire miracolosa, quanto cosa che sia seguita in guerra…’ (Francesco Vettori, lettera a Niccolò Macchiavelli, 5 agosto 1526).

Dopo quel momento svariate opere celebrative furono intraprese dai senesi in memoria di quella bruciante vittoria, prima fra tutte l’edificazione della chiesa in Salicotto dedicata ai Santi Giacomo Maggiore e Cristoforo, ed è possibile che anche la zecca repubblicana in quel periodo, vista l’occorrenza di denaro per le necessità belliche ed il pagamento delle soldatesche, abbia ideato un’eccezionale emissione a carattere commemorativo.

Il rarissimo grosso da 7 soldi con al D/ la gradne S di Siena affiancata da grappoli d’uva (source: Aste Pandolfini)


Sebbene questa sia solo una libera proposta interpretativa, un’attenta analisi di questa moneta sembra confermarne la sua bontà. Primo fra tutti il segno di zecca: la Balzana riconduce la battitura di questa moneta nel periodo di appalto della zecca da parte del Comune, ovvero proprio nell’intervallo 1513-1514 e 1526-1527. Secondariamente è convincente il fatto che i pesi riscontrati negli esemplari noti (oscillanti tra 1,4 e 1,6 gr.) coincidano proprio con quello disposto dalla zecca per la coniazione dei grossi nel 1526, di cui si cita un passo: ‘I tre membri del Collegio di Balìa eletti sopra la zecca, avendo disposto che per le grandi spese per la difesa dello Stato occorrenti si battessero grossi al taglio di duecento per libbra d’argento (…)’ (1526, novembre 29. Balìa 87, c. 119; cfr. Catoni p. 457).

È possibile dunque che la sua coniazione sia durata un brevissimo periodo, probabilmente per un solo semestre, vista la contingenza bellica in cui versava la città e la conseguente difficoltà di reperimento dei metalli da monetare in zecca”.