DOPO LA “SALETTA DEL GROSSO”, A MASSA MARITTIMA LA NUMISMATICA GUARDA AL FUTURO

documents-button(a cura della redazione) | Il 14 novembre scorso, alle 17, è stata inaugurata la nuova esposizione del grosso massetano in una saletta che gli è stata dedicata al primo piano del Museo Archeologico in Piazza Garibaldi a Massa Marittima, la medievale Massa di Maremma. “Apriamo questa sala – ha spiegato l’assessore comunale alla Cultura, Marco Paperini – che darà centralità al grosso massetano e che è stata concepita per ospitare nel 2016 altre monete: alcune riportate alla luce dai recenti scavi sulle mura di Massa Marittima, altre ritrovate nello scavo condotto all’ex convento delle Clarisse qualche anno fa. L’inaugurazione della ‘Saletta del grosso’ costituisce il primo passo della serie di iniziative che il Comune realizzerà nel 2017 per festeggiare il settimo centenario della coniazione della moneta massetana”. L’assessore Paperini ha poi introdotto il relatore della conferenza, Massimo Sozzi, membro dell’Accademia Italiana di Studi Numismatici e vicepresidente del Centro Studi Storici “Agapito Gabrielli”. Nella sua relazione, Sozzi, studioso di numismatica medievale toscana, ha ripercorso i principali eventi storici ed economici che portarono alla fine del XII secolo alla coniazione dei primi grossi d’argento e verso la metà del XIII secolo al ritorno al bimetallismo nelle transazioni commerciali dell’Occidente europeo, con la nascita del fiorino d’oro fiorentino, del ducato d’oro veneziano e del genoino d’oro genovese. Ha quindi proseguito collocando l’apertura della zecca massetana nella particolare congiuntura storica che si ebbe verso la fine del XIII inizi del XIV secolo, che vide il fiorire di officine monetarie nella penisola italiana. Sozzi ha infine preso in esame le caratteristiche iconografiche, epigrafiche e metrologiche del grosso e del denaro piccolo (o Picciolo) coniati dalla zecca di Massa di Maremma e delle loro varianti attualmente conosciute.

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La sede del Museo Archeologico di Massa Marittima, in provincia di Grosseto (source: archive)


A questo proposito si riportano di seguito alcuni stralci tratti dalla sua relazione. L’11 aprile 1317 venne firmato un contratto tra alcuni componenti della famiglia Benzi di Siena, rappresentata da Niccolino di Giacomino, e il Comune di Massa, rappresentato dal sindaco Muccio del fu Bonaventura Scussetti, per dar vita ad una “societatem et compangniam ad monetam battendam et fabricandam in civitate Massana, duraturam firmam et ratam a kalendis mai proximi venturi ad unum annum proximum subsequentem”, con tutta una serie di patti e condizioni. I Benzi dovevano fornire l’officina, detta “bolgano”, di tutto il necessario, mentre il Comune di Massa si impegnava ad acquistare un edificio per la zecca e a garantire che nessuna altra persona battesse moneta nella città e nel suo territorio. I Benzi appartenevano al Popolo di San Pellegrino di Siena ed erano mercanti dell’arte della Lana.

Fu messo a disposizione dell’officina monetaria un palazzo di proprietà del Comune situato all’interno delle mura cittadine, in origine probabilmente appartenuto ai conti Alberti di Monterotondo Marittimo. La Palazzina della Zecca si trova nell’odierna via Norma Parenti nel Terziere di Borgo, al numero civico 22. La zecca fu attiva in modo certo dal maggio 1317 fino al 1318 e le sue monete circolarono fino a tutto il 1319. Al momento non si conosce la data di chiusura dell’officina monetaria ed è del tutto arbitraria la convinzione di molti storici locali che la fanno coincidere con il 1335, ultimo anno di autonomia della Repubblica Massetana, o “Massana” come veniva frequentemente chiamata nel Medioevo. L’argento e il rame per la battitura delle monete venivano estratti dalle miniere del distretto di Massa.

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Uno dei rari esemplari conosciuti di grosso massetano (source: Numismatica Ars Classica)


La zecca fu aperta per autorità del Comune con il proposito di coniare tre tipi di monete: il grosso d’argento da venti denari, il grossetto d’argento da sei denari e il denaro piccolo in mistura. Attualmente si conoscono due varianti del denaro grosso, tre varianti del denaro piccolo e nessun grossetto, che risulta anche assente nella circolazione monetaria dell’epoca. Va precisato che il denaro piccolo con la croce nel dritto e san Cerbone nel rovescio che compare nel “Corpus Nummorum Italicorum” è opera del noto falsario Luigi Cigoi.

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Un momento della conferenza tenuta da Massimo Sozzi in occasione dell’evento del 14 novembre (source: archive)


Si conoscono diversi conii della zecca massana: un conio di incudine e uno di martello del grosso si trovano alla Pinacoteca di Volterra; ben sei conii di martello del grosso sono custoditi nei magazzini del Museo Civico di Siena; un conio di martello del grosso e uno del denaro piccolo sono esposti al Museo Archeologico di Massa Marittima, con un esemplare del grosso e uno del picciolo massetani. Fonti archivistiche su questa zecca si trovano all’Archivio di Stato di Siena (“Diplomatico Riformagioni Massa”, 1317, aprile 11; “Capitoli” n. 45- c. 85, 1317, novembre 10; “Diplomatico Riformagioni Massa”, 1317, dicembre 2; “Diplomatico Riformagioni Massa”, 1319, dicembre 13. Concludiamo, consigliando a coloro che volessero approfondire l’argomento, il lavoro di Massimo Sozzi, “L’agontano di Massa di Maremma” in “L’Agontano. Una moneta d’argento per l’Italia medievale”, a cura di Lucia Travaini, atti del convegno tenutosi a Trevi l’11 e 12 ottobre 2001, pubblicati a Perugia nel 2013.