Casa Savoia all’asta a Monaco (6/6)

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Il 17 novembre la casa d’aste Editions Victor Gadoury  di Monaco offre in vendita all’asta un’ampia collezione di monete e medaglie di Casa Savoia. Gli esemplari provengono dalle proprietà di un esponente della famiglia reale e passarli in rassegna è un’occasione per ripercorrere brevemente, in più puntate, la storia della dinastia regnante italiana.

 

Vittorio Emanuele I e il Risorgimento per finta

Vittorio Emanuele I, ostinato avversario di Napoleone, non accettò compromessi e tornò in Piemonte solo dopo la sua sconfitta nel 1814. Il congresso di Vienna gli restituì i suoi territori, con l’aggiunta di quelli dell’ex Repubblica di Genova. Improntò quindi il suo regno all’insegna della restaurazione: abrogò i codici napoleonici, ripristinò le regie costituzioni di Vittorio Amedeo II, rafforzò le barriere doganali, rifiutò una costituzione liberale, affidò l’istruzione al clero, ristabilì le discriminazioni in ambito lavorativo e giudiziario nei confronti di ebrei e valdesi.

Per cercare di realizzare le sue ambizioni ambizioni espansionistiche verso la Lombardia, sembrò assecondare i sentimenti anti-austriaci della borghesia illuminista milanese ed entrò in conflitto con l’Austria. Nel marzo 1821, con lo scoppio della rivoluzione liberale avviata dai carbonari, sembrò che i sentimenti antiaustriaci dei cospiratori coincidessero con quelli del sovrano. Ma Vittorio Emanuele I non era per nulla favorevole alla concessone della costituzione e nello stesso mese abdicò a favore del fratello Carlo Felice ma, a causa della sua lontananza, affidò momentaneamente la reggenza a Carlo Alberto, discendente della linea di Savoia Carignano e considerato simpatizzante dei rivoluzionari. Morì nel 1824.

 

Fra Carlo Alberto e Carlo Felice

Quando Carlo Felice assunse formalmente il potere, aveva già alle spalle l’esperienza da viceré della Sardegna dove si era messo in luce per il suo governo rigido e autoritario che gli valse il soprannome di “Carlo Feroce”. Amministrò i suoi domini conservando la stessa linea: dispotismo, assolutismo dinastico, dura repressione verso l’interno, difesa dello stato dalle ingerenze straniere e protezionismo. Si rese protagonista anche di una sere di riforme legislative e sociali: ridusse i privilegi del clero, riordinò le ipoteche, unificò il diritto penale militare e aggiornò il sistema giudiziario abolendo alcune pratiche considerate crudeli. Torino, Nizza e Genova subirono importanti ammodernamenti urbanistici. Sostenne il settore siderurgico, agricolo e manufatturiero grazie a disposizioni favorevoli.

Con la sua morte, nel 1831, si estinse il ramo principale di casa Savoia.

Gli successe il cugino, il liberale Carlo Alberto, poco amato da Carlo Felice per le sue simpatie liberali e filocarbonare.

 

 

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Cento lire di Carlo Alberto, battuto a Torino nel 1833. Base d’asta 20 mila euro.

 

Infatti nel 1848 concesse uno statuto che trasformava il regno di Sardegna in monarchia costituzionale. Anche per questo divenne l’alfiere a cui guardavano molti patrioti per l’unificazione dell’Italia e la liberazione dai sovrani considerati stranieri: di fatto il re di Sardegna era il solo regnante secolare in Italia effettivamente considerato italiano e per questo motivo i protagonisti del Risorgimento guardavano a lui come leader del movimento d’indipendenza.

Guidò le forze che portarono alla prima guerra di indipendenza contro l’Austria, ma alla fine, abbandonato da papa Pio IX e Ferdinando II di Borbone, fu pesantemente sconfitto a Novara e costretto ad abdicare. Andò in esilio in Portogallo dove morì pochi mesi dopo.

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Medagliere in legno e bronzo contenente la Serie metallica di Casa Savoia, composta da 91 medaglie in bronzo eseguite a ricordo dei personaggi della Famiglia dalle origini fino al regno di Vittorio Emanuele II. La collezione, iniziata nel 1757 su incarico di Carlo Emanuele III, fu ultimata tra il 1864 e il 1865. La serie è simile  quella di altre famiglie regnanti europee ed era utilizzata per gli scambi di doni tra i sovrani o tra città come, ad esempio, nel 1888 tra Torino e Milano. Base d’asta 12 mila euro.

 

Vittorio Emanuele, re di Sardegna e re degli italiani

Il figlio di Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, si trovò a dover pagare le riparazioni di guerra per un ammontare di 75 milioni di franchi francesi, ma almeno non dovette subire perdite territoriali. Con l’ascesa al trono ricevette in eredità anche la linea politica tracciata dal padre: la separazione fra stato e chiesa, la riorganizzazione dell’esercito, l’ammodernamento dell’amministrazione e della legislazione. Con Vittorio Emanuele il regno di Sardegna divenne uno dei più avanzati d’Europa e lui divenne la figura simbolica del Risorgimento.

Si alleò con la Francia, che considerava l’indebolimento della monarchia degli Asburgo un vantaggio e provocò l’invasione del Piemonte da parte dell’esercito austriaco nel 1859. Come reazione la Francia entrò in guerra a fianco di Vittorio Emanuele. Come andarono le cose si sa: Vittorio Emanuele II fu proclamato re d’Italia il 17 marzo 1861.

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Una delle due sole prove note del cento lire di Vittorio Emanuele III coniata nel 1910 a Roma. Base d’asta 150.000 euro.

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