SUGLI 8 GRANA CONIATI A NAPOLI
DA CARLO II DI SPAGNA (1674-1700)

(di Pietro Magliocca) | L’obiettivo di questo breve scritto non è quello di prendere in considerazione la storia, le vicende e la monetazione di questo sovrano. Già molto si è fatto in questi ultimi anni (cfr. Di Rauso F., “Le monete napoletane di Carlo II e un inedito tarì del 1683”, prima parte in “Cronaca numismatica” n. 231 di luglio-agosto 2010 e seconda parte nel n. 232, del settembre 2010;  cfr. Arpaia F., “Evoluzione stilistica dei conii della moneta da 26 grani, già venti grana, emessa dalla zecca di Napoli tra il 1683 e il 1687”), ma qui l’intento è di illustrare il nominale da 8 grana, coniato negli anni 1688-1689 e 1690 dopo la recente comparsa sul mercato numismatico di un esemplare insolito con la data 1688.

Il primo studioso che scrisse al riguardo l’8 grana fu il Dell’Erba il quale tentò di spiegare le ragioni del perché nella zecca di Napoli si predispose l’adozione di questo inusuale taglio; egli con qualche dubbio a riguardo riportò che forse tale moneta venne battuta per rimuovere dalla circolazione i carlini scadenti nella lega. Successivamente il Bovi in un suo lavoro sulle monete napoletane di Carlo II (1665-1700) apparso nel “Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano” anno XLIV, gennaio-dicembre 1959, sostenne che l’ipotesi del Dell’Erba non doveva essere considerata perché i documenti dell’epoca risolvevano diversamente: il Bovi traduce infatti un documento dallo spagnolo da lui rinvenuto (Archivio di Stato di Napoli, “Archivio dei vicerè – Iunta de moneta, vol. 1816 desde 27 de Iulho 1686 hasta de del 1688”, f. 93t) che è il verbale una riunione della Giunta della Moneta nella quale si trattò l’argomento “Moneta da battersi da otto grani” sottolineando “che gli ufficiali della zecca facciano relazione di quanti acini dovrà essere la moneta da otto grani per legare il tarì a 22”.

Le monete coniate antecedentemente alla prammatica dell’11 novembre 1688 (quindi quelle del periodo 1683-1687) venivano aumentate del 10% del loro valore, di conseguenza i tagli da 100, 50, 20 e 10 grana divennero rispettivamente da 110, 55, 22 ed 11 grana. Da questo documento si evince che la moneta da 8 grani fu un conio fabbricato per “completare” la moneta da 22 grani ottenendo così la somma di 30 grani, praticamente 3 carlini; il 21 ottobre 1688 la Giunta della Moneta ne ordinò la coniazione con argento di bontà di 11 onze e con il peso di 46 acini (g 2,04).

Le monete sono siglate da Andrea Giovane (lettere AG) maestro di zecca, da Marco Antonio Ariani (lettera A) mastro di prova e da Giovanni Montemein (lettere IM) incisore e si presentano splendide e precise nella forma ed in grado quindi di evidenziare la perfezione raggiunta grazie ai nuovi metodi di fabbricazione; le lettere supplementari scompaiono e non troviamo altro incise che quelle del mastro di zecca, di prova e di conio. Il Bovi nel suo lavoro aggiunge anche che le monete da 8 grana datate 1688 si hanno di due diversi conii al dritto, uno dei quali ha le lettere sottili (n. 1) a differenza di un altro conio che si presenta con le lettere della legenda più grossolane (n. 2); tale moneta, descritta e raffigurata a p. 398 del suo lavoro non era mai apparsa sul mercato numismatico fino all’asta Aureo & Calicò 276-1 del 27 aprile 2016, lotto 1431; l’esemplare è quello raffigurato al n. 1. L’8 grana menzionato, appartenente ora ad un collezionista privato, mostra chiaramente le sopra descritte differenze, compresi i caratteri dissimili della legenda.

Ecco il repertorio delle varianti censite.

N. 1 | Anno 1688

001D/.CAROLVS. II. D.G. REX. HISP.; busto di Carlo, a testa nuda, rivolto verso destra, dietro le sigle AG/A, sotto IM in caratteri corsivi; R/ . IN HOC. SIGNO. VINCES. G.VIII. 1688; croce cantonata da raggi. CNI manca – Bovi manca- PR manca | R4 | Ag – g 2,01-2,21 diametro mm 20-21. A G | A e IM sotto il busto; taglio della moneta: liscio.

N. 2 | Anno 1688

002D/.CAROLVS. II. D.G. REX. HISP.; busto di Carlo, a testa nuda, rivolto verso destra, dietro le sigle AG/A, sotto IM• in caratteri corsivi; R/ . IN HOC. SIGNO. VINCES. G.VIII. 1688; croce cantonata da raggi. CNI n. 287 – Bovi p. 151- PR n. 48 | R2 | Ag – g 1,94-2,21 diametro mm 20-21. A G | A e • IM • sotto il busto; taglio della moneta: liscio.

N. 3 | Anno 1689

003D/.CAROLVS. II. D.G. REX. HISP.; busto di Carlo, a testa nuda, rivolto verso destra, dietro le sigle AG | A, sotto •IM• in caratteri corsivi; R/ . IN HOC. SIGNO. VINCES. G.VIII. 1689; croce cantonata da raggi. CNI n. 303 – Bovi p. 152 – PR n. 49 | R | Ag – g 1,88-2,21 diametro mm 20-21. A G | A e • IM • sotto il busto ; taglio della moneta: liscio. Esiste un tipo senza il numerale II e con IM senza punti (CNI n. 304) | R4.

N. 4 | Anno 1690

004D/.CAROLVS. II. D.G. REX. HISP.; busto di Carlo, a testa nuda, rivolto verso destra, dietro le sigle AG/A, sotto •IM• in caratteri corsivi; R/ . IN HOC. SIGNO. VINCES. G.VIII. 1690; croce cantonata da raggi. CNI n. 309 – Bovi p. 153 – PR n. 50 | R | Ag – g 1,85-2,21 diametro mm 20-21. A G | A e • IM • sotto il busto ; taglio della moneta: liscio.

 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

AA.VV., “Corpus Nummorum Italicorum Vol. XX. Italia Meridionale Continentale”, Roma 1943.

Arpaia F., “Evoluzione stilistica dei conii della moneta da 26 grani, già venti grana, emessa dalla zecca di Napoli tra il 1683 e il 1687”, s.i.e. e s.d.

Bovi G., “Le monete napoletane di Carlo II illustrate da documenti inediti”, in “BCNN”, Napoli 1953.

Bovi G., “Le monete napoletane di Carlo II, nuovi studi”, in “BCNN”, Napoli 1959.

Cagiati M., “Le monete del Reame delle Due Sicilie”, Napoli 1911-1916.

Di Rauso F., “Le monete napoletane di Carlo II e un inedito tarì del 1683”, in “CN” n. 231 di luglio-agosto 2010 e n. 232, di settembre 2010, Firenze 2010.

Magliocca P., “Maestri di Zecca, di Prova ed Incisori della Zecca Napoletana dal 1278 al 1734”, Formia (Lt) 2013.

Pannuti M. e R.iccio V., “Le monete di Napoli, dalla caduta dell’Impero Romano alla chiusura della zecca”, Lugano 1984.

Prota C., “Maestri ed incisori della zecca napoletana”, Napoli 1914.