QUALI MONETE SOTTO
L’OBELISCO DEL FORO ITALICO?

(di Antonio Castellani) | Diciotto metri di altezza, 380 tonnellate di peso, il tutto ricavato da un unico blocco di marmo di Carrara estratto dalla Cava Carbonera: questo è l’obelisco di quello che, a Roma, era un tempo il Foro Mussolini, oggi noto come Foro Italico, il complesso ideato e realizzato dall’architetto Enrico Del Debbio tra il 1927 e il 1933. Un obelisco, quello del Foro Italico, che per il grande fascio littorio, il nome MVSSOLINI e la scritta DVX che lo adornano è stato al centro di varie polemiche: alcuni ne hanno ipotizzato l’abbattimento, altri – come la presidente della Camera Laura Boldrini – hanno suggerito di rimuovere le iscrizioni e il simbolo legati al periodo fascista.

La creazione dell’Obelisco Mussolini avvenne a seguito dell’offerta, nel 1927, da parte di una commissione di industriali in nome del popolo di Carrara di un gigantesco monolite marmoreo da dedicare a Mussolini. Il progetto fu realizzato da Costantino Costantini. Date le dimensioni, sia l’estrazione dalla cava sia il trasporto a Roma furono molto impegnativi e, come annotarono alcuni, non esistevano più l’esperienza e le capacità che si erano sviluppate a Roma intorno al ‘500 per lo spostamento dei grandi obelischi egizi. Il monolite scese fino al mare su un convoglio trascinato da 60 coppie di buoi, poi via mare, infine risalendo il corso del Tevere fu condotto al luogo destinato su una nave speciale. Al contrario dei ponteggi in legno usati da Domenico Fontana, per l’erezione del monolite fu costruita una struttura in cemento armato. L’inaugurazione avvenne il 4 novembre 1932, anniversario della vittoria italiana nella Guerra del 1915-1918.

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Cartolina d’epoca raffigurante il “monolito” del Foro Mussolini (source: archive)


A riaccendere i riflettori sul monolite, in questi giorni, sono state alcune testate giornalistiche tra le quali “Repubblica” che in un articolo (leggi qui il testo completo) ha riportato i risultati di una ricerca archivistica condotta da due studiosi delle università di Groninga e Lovanio, i primi a studiare nel dettaglio e a tradurre il cosiddetto “Codex Fori Mussolini”, un’iscrizione sepolta sotto i blocchi di granito tirati su nel 1932. “A scrivere in latino – si legge nell’articolo – quello che è a tutti gli effetti un peana del dittatore fascista fu Aurelio Giuseppe Amatucci, studioso di letteratura latina cristiana e titolare della cattedra di letteratura latina alla Cattolica di Milano. Si compone di tre parti: nella prima si rende conto della genesi e dei traguardi raggiunti dal fascismo e della ascesa di Mussolini. L’Italia viene descritta come un Paese sull’orlo del baratro dopo la Prima Guerra Mondiale e di come il Duce l’avesse salvata ‘rigenerandola grazie alla sua risolutezza e alle sue intuizioni superomistiche’.

Mussolini, dice Lamers, viene presentato come una nuova specie di imperatore, ma anche come l’uomo della Provvidenza mandato a salvare il popolo italiano. La seconda parte riguarda l’Organizzazione della gioventù fascista e i programmi per i giovani. La terza parte racconta la costruzione del Foro Italico – all’epoca noto come Foro Mussolini – e l’erezione dell’obelisco. Sotto l’obelisco – si legge infine – sono sepolte alcune monete d’oro, come in uso durante il Rinascimento”.

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La coppiola delle 100 e 150 lire in oro con millesimi 1932-X: queste le monete “di fondazione” poste alla base dell’obelisco del Foro Italico? (source: Sincona)


Questo il dettaglio che ovviamente, come numismatici, ci colpisce di più. E se non stupisce che alla base del monolite furono – come da secolare tradizione – inserite alcune monete, un interrogativo sorge immediatamente: di quali monete si trattava? I documenti e le fonti finora reperite non ci aiutano, ma è verosimile che, trattandosi di “monete di fondazione”, si sia trattato di coniazioni recanti il millesimo 1932 ed, essendo certo che si trattava di esemplari in oro, viene da supporre che, alla base dell’obelisco mussoliniano del Foro Italico si trovino le 100 e le 50 lire in oro – tipi Italia su prora e Littore – del 1932, battute dalla Regia Zecca rispettivamente in 9081 e 12.630 esemplari. Modellate entrambe da Giuseppe Romagnoli e battute con conii incisi da Attilio Silvio Motti, hanno diametri rispettivi di 23,5 e 20,5 millimetri e pesano 8,80 e 4,40 grammi. Il titolo dell’oro è 900 millesimi, il contorno è per entrambe rigato. Da notare come su entrambe compaia, oltre all’anno 1932, l’indicazione X e, sulle 100 lire, anche la sigla E.F. a sottolineare la datazione nell’era fascista.

Questa che avanziamo, ovviamente, è soltanto un’ipotesi.