I TESORI RISCOPERTI DI UNA GRANDE
COLLEZIONE DEL RINASCIMENTO ITALIANO 

(di Ursula Kampmann, traduzione di Roberto Ganganelli) | “Irritamenta”, la parola latina che indica “le cose che ispirano, che stimolano”. Ecco come John Cunnally ha intitolato la sua pubblicazione dedicata ad un manoscritto giunto alla Houghton Library nel 1955. Si tratta di una pubblicazione enigmatica, una sorta di catalogo illustrato, che venne presumibilmente realizzato per la famiglia Fugger dal famoso architetto, orefice e mercante d’arte Jacopo Strada (1507-1588) nell’anno 1550. Questa pubblicazione ha come oggetto “cose deliziose” o meglio, come John Cunnally Uniti specifica nel titolo, “I tesori numismatici di un collezionista del Rinascimento”.

Pittore, architetto, numismatico, orafo e scrittore, Jacopo Strada – qui ritratto da Tiziano – è uno dei protagonisti delle avventure della collezione di Andrea Loredan (source: web)


Pubblicata pochi mesi fa a cura dell’American Numismatic Society, l’opera in due volumi ha come protagonista ed ispiratore il collezionista veneziano Andrea Loredan, membro di una famiglia aristocratica di primo piano della Serenissima e che, al governo della Repubblica, diede nel tempo diversi dogi. Il manoscritto ha la sua preziosità maggiore in una quantità di immagini straordinariamente dettagliate di monete, quelle che Loredan possedeva. Monete alla cui visione e al cui studio egli concesse l’accesso da parte di numerosi antiquari e studiosi, che le inclusero nelle loro opere. Enea Vico, per esempio, cita alcuni esemplari incredibilmente rari appartenenti al Loredan e, menzionandone il proprietario, lega importanti monete alla loro nobile paternità.

Tuttavia, nonostante Andrea Loredan amasse mostrare la sua collezione, sembra che in vista di una vendita abbia trovato più di una difficoltà. A quanto pare, negoziò con lo stesso Strada consegnadogli un catalogo in base al quale il potenziale acquirente avrebbe potuto decidere se effettuare l’acquisto e questo catalogo è, probabilmente, proprio il manoscritto illustrato della Houghton Library. In seguito, il Loredan accusò il celebre mercante d’arte di avergli rubato il catalogo ma, nonostante questo screzio, Strada e Loredan raggiunsero anni dopo un accordo e la collezione venne ceduta al duca di Baviera per 7000 fiorini.

Il ricercatore americano John Cunnally, autore della ricostruzione virtuale della collezione Loredan (source: web)


Attraverso la corrispondenza di Jacopo Strada e altre fonti d’epoca, John Cunnally ricostruisce anche i passaggi successivi e dimostra che la collezione di monete non rimase a Monaco di Baviera dopo che il duca Albert  l’aveva acquisita, ma che venne dispersa. Pertanto, il manoscritto è l’unico documento che permette di ricostruire e capire quali tesori un collezionista del Rinascimento potesse accumulare. A questo scopo, l’autore fornisce una descrizione dettagliata e l’identificazione di ciascuno dei 1220 esemplari illustrati nel manoscritto aggiungendo informazioni a volte sulle monete, altre volte circa le inesattezze dei disegni. Così il lettore è in grado di farsi un’idea di ciò che un collezionista poteva acquistare in una città internazionale come Venezia: un elevato numero di monete greche, ma anche alcune monete ebraiche e soprattutto islamiche rendono l’insieme particolarmente notevole.

Una delle bellissime tavole del manoscritto-catalogo della collezione Loredan pubblicato dall’American Numismatic Society (source: Academia.edu)


“Irritamenta”, realizzata a cura dell’ANS e che è distribuita da Oxbow Books in Europa, fa parte della collana “Fontes Inediti Numismaticae Antiquae”, un progetto volto alla pubblicazione di fonti numismatiche inedite dal XVI al XVIII secolo. Il libro offre, fra l’altro, una prova evidente come non solo monete greche e romane, ma anche monete islamiche e di altre provenienze venissero già commerciate in Europa già nel  Rinascimento. Per ammirare alcuni dettagli del volume si può visualizzare il video qui sotto. Per scaricare un estratto delle ricerche di John Cunnally sull’argomento da “Academia.edu” clicca qui.