IL MILLENARIO DI ROMA (LUDICO E RELIGIOSO) NELLE MONETE DI FILIPPO I | 1

(di Alessandro Cattaneo) | Marco Giulio Vero Filippo, noto come Filippo I l’Arabo, fu prefetto del Pretorio e successore di Gordiano III che, secondo alcune voci, fu lui stesso a far uccidere. Scomparso il suo predecessore, firmò una tregua con i Persiani per potersi recare immediatamente a Roma dove venne nominato imperatore. Perseguì una politica di conciliazione nei confronti del Senato cercando di sminuire il peso dell’esercito e valorizzando i ceti più tradizionalisti della società romana; si dedicò ad alcune opere civili come fondazione di colonie e costruzione di strade, ed ottenne una preziosa vittoria sui Carpi nel 247. L’evento più famoso del suo regno fu però sicuramente la commemorazione del Millenario di Roma nel 247/248 d.C. L’anno seguente, a seguito di una serie di ribellioni, sia Filippo che suo figlio Filippo II vennero uccisi, dopo che il loro esercito fu sconfitto nei pressi di Verona da quello di Traiano Decio.

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Come detto il regno di Filippo si incentra per lo più intorno alle celebrazioni del Millenario di Roma che, accogliendo la versione dello storico Varrone, fu fondata il 21 aprile del 753 a.C. Nell’anno 247, pertanto, ricorrevano i mille anni dalla fondazione; ad aprile, tuttavia, l’imperatore era ancora impegnato nella campagna militare contro i Carpi e per questo motivo i festeggiamenti presero il via solamente verso la fine dell’anno, continuando fino ai primi mesi di quello seguente. Secondo quanto ci riportano le fonti del periodo, le celebrazioni di questi “ludi saeculares”, per i quali Filippo si poneva sulla tradizione inaugurata da Augusto e poi continuata da Claudio, Domiziano, Antonino Pio e Settimio Severo, furono assai sfarzose, in una maniera che mai si era vista prima; nel complesso la festa durò per tre giorni e tre notti continuativamente. Si alternarono in tutta la città cerimonie religiose, spettacoli teatrali e giochi circensi per i quali sfruttò, come ricorda l’“Historia Augusta”, le fiere che erano state fatte portare a Roma da Gordiano III per celebrare la vittoria sui Persiani: “A Roma erano già pronti trentadue elefanti, dieci alci, dieci tigri, sessanta leoni, trenta leopardi, dieci iene, mille coppie di gladiatori, sei ippopotami, un rinoceronte, dieci leoni selvaggi, dieci giraffe, venti onagri, quaranta cavalli selvatici e un gran numero di altri animali; di tutte queste bestie se ne appropriò Filippo per i ‘ludi saeculares’. Ma queste erano state preparate da Gordiano per celebrare il trionfo sui persiani”.

Diapositiva2La celebrazione dei “ludi saeculares” ha sempre rivestito un’importanza particolare nelle tradizioni di Roma, in base alle quali dovevano essere tenuti alla fine di ogni “saeculum”. Questo periodo di tempo, basandosi sulla precedente tradizione etrusca, era inizialmente computato in un arco di 110 anni. Alcuni autori antichi hanno riportato indietro nel tempo le celebrazioni ufficiali dei Giochi al 509 a.C., ma le uniche chiaramente attestate sotto la Repubblica ebbero luogo nel 249 e nel 140 a.C. circa; i Giochi tornarono a svolgersi nel 17 a.C., sotto la spinta del primo imperatore di Roma, Augusto. Fece seguito Domiziano, nell’88 d.C., anche se i suoi giochi vennero celebrati 6 anni prima della data canonica; mentre con la celebrazione dei Severi del 204 d.C. si riprese il normale ciclo di 110 anni inaugurato da Augusto. Diversamente, invece, si comportarono altri imperatori: Claudio, nel 47 a.C. introdusse un nuovo ciclo per la celebrazione dei giochi, basato sul “normale” secolo da 100 anni e celebrando pertanto l’ottocentesimo anniversario dalla fondazione di Roma. Questo “ciclo alternativo” venne poi seguito anche da Antonino Pio nel 147/148 e, appunto, da Filippo l’Arabo.

L’evento del Millenario di Roma ebbe una forte eco anche sulle monete del 247/248, sicuramente le più note ed interessanti di Filippo I. In realtà, dalla sequenza dei conii, sappiamo che l’evento iniziò ad essere celebrato sul mezzo monetale solamente a partire dalla fine del 247, probabilmente per l’impegno, ricordato precedente, della campagna militare in Dacia. Due sono gli aspetti principali che Filippo volle sottolineare con questa celebrazione e che, di riflesso, vediamo presenti e ben esplicitati anche sulle monete: un primo, più ricco e vario nelle raffigurazioni, che potremmo definire “ludico” e che fa riferimento ai giochi circensi che si svolsero in occasione della celebrazione; e un secondo, “politico-religioso”, che allude piuttosto allo scopo ideale ed al significato sociale che l’imperatore volle conferire all’evento.

L’aspetto “ludico” | Sicuramente più interessante ed in qualche modo anche maggiormente innovativo è proprio l’aspetto ludico, che fa riferimento ai grandiosi giochi gladiatori e circensi che si tennero nell’occasione; si ritrova per lo più su una serie di antoniniani (ma non mancano anche aurei e sesterzi) con al R/ animali esotici attorniati dalla legenda SAECVLARES AVGG e in esergo, i numerali dall’I al VI che il Mattingly ha indicato come l’indicazione dell’officina. Sulle emissioni di Filippo padre compaiono più frequentemente i segni I, II, V e VI, mentre rari sono il segno III, che si ritrova spesso sulle monete di Filippo figlio, e il IIII, comune invece su quelle della moglie Otacilia. Anche i tipi si differenziano in genere per i membri della famiglia

Al di là di possibili interpretazioni secondarie (c’è chi ha ipotizzato, ad esempio, che la capra, che si trova esclusivamente sulle monete di Filippo II, possa essere un richiamo alla capra Amaltea, che allevò Giove; in questo modo il giovane cesare verrebbe equiparato al padre degli dei), essi richiamano, probabilmente, le “venationes”, che si dovettero tenere a Roma in occasione delle celebrazioni del millenario e che, come detto, sfruttarono le fiere che erano state portate nell’Urbe da Gordiano. Questi animali erano abbastanza familiari ai romani, che li vedevano solitamente nelle lotte gladiatorie nel Colosseo: abbiamo infatti il leone, l’alce o capra, l’ippopotamo (che si ritrova sulle sole monete di Otacilia), il cervo e l’antilope.A questi, per l’officina II, si aggiungeva la lupa nell’atto di allattare i gemelli, in un’iconografia che però rientra meglio nel secondo gruppo e che quindi vedremo in seguito.A queste sarebbe poi da aggiungere un rarissimo aureo, facente parte della collezione Hunterian, che al R/ presenta due leoni posti uno di fronte all’altro.

Oltre alle “venationes”, anche le corse delle quadrighe sono ricordate sulle monete ed in particolare su due diversi multipli, di cui uno al Münzkabinett di Berlino. Esso raffigura l’interno del Circo Massimo: al centro si trovano alcuni edifici non facilmente identificabili, attorno ai quali si svolge una corsa di quadrighe; tre di esse, di cui una rovesciata, sono in primo piano, mentre una quarta sta affrontando il giro della meta.

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Pochi sono gli antecedenti per questo aspetto: come vedremo tra poco, infatti, per celebrare i propri “ludi saeculares”, gli imperatori precedenti puntarono quasi esclusivamente al loro significato religioso. Un richiamo probabile potrebbe essere con una emissione di Antonino Pio raffigurante al R/ un elefante e la legenda MUNIFICENTIA AVG che, secondo la maggior parte degli studiosi, è un richiamo ai giochi che vennero tenuti in occasione del 900° anniversario di Roma (per altri invece l’elefante in questo caso è solamente un simbolo di eternità e longevità e vuole essere solo un richiamo ed un auspicio al nuovo secolo che stava per iniziare).

Per quel che riguarda il circo, invece, al di là del famoso sesterzio di Traiano (ripreso poi anche da Caracalla) e raffigurante il Circo Massimo e che, tuttavia, non può essere considerato come un prototipo in quanto rappresenta l’edificio da un punto di vista, diciamo, strutturale e non per la sua funzione, l’unico antecedente può essere visto in queste due emissioni a nomedi Settimio Severo e Caracalla,che celebrarono i loro “ludi saeculares” anche con un’emissione raffigurante il Circo Massimo: all’interno, nel primo caso, possiamo riconoscere sia una corsa di carri (le quattro quadrighe nella parte superiore) che un insieme di belve, tra cui un orso, un leone e una leonessa e delle tigri; nel secondo caso si parla invece generalmente di scontri tra gladiatori.

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Non in correlazione con i “ludi saeculares”, ma sempre collegato con dei giochi tenutisi per celebrare l’anniversario della fondazione di Roma è anche un aureo di Adriano. Siamo nel 121 d.C., e l’imperatore vuole ricordare i giochi da lui allestiti per l’874° anniversario. Altro aspetto interessante di questa emissione è il fatto che si tratta dell’unica moneta che riporta una data computata dalla fondazione di Roma (le uniche che vi si possono accostare sono quelle di Filippo con la legenda MILIARVM SAECVLVM). Rappresentato è il Genio del Circo Massimo, che tiene tra le mani una ruota, simbolo delle quadrighe che lì gareggiavano, e appoggiandosi con il gomito sinistra su una base con tre obelischi, a rappresentare la spine del circo.

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Il tema ludico, pertanto, pur non avendo molti precedenti, soprattutto per quel che riguarda la riproduzione delle fiere per le “venationes”, fu sicuramente molto importante all’interno del programma propagandistico di Filippo. Con esso, grazie al mezzo monetale, l’imperatore voleva far ben presente e diffondere nella popolazione l’idea di essere guidata da un principe munifico, che era in grado di offrire alla popolazione splendidi spettacoli, nella tipica propaganda romana teorizzata molto bene da Giovenale nella locuzione “panem et circenses”. Forse l’origine orientale di Filippo potrebbe spiegare l’utilizzo alternativo di un così vario numero di animali sulla monetazione: in genere, infatti, raffigurazioni di bestie si trovano per lo più sulle monete provinciali e delle città greche.

(leggi qui la seconda parte)